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“Con il numero 1 Barbieri, 2 Gilet, 3 Camerra Antonio, 4 Giuriato, 5 Festi, 6 Magnaguagno (C), 7 Biasiolo, 8 Vicari, 9 Apolloni, 10 Camerra Gianni, 11 Soldà, allenatore Mora”.

Questa la rosa del primo San Pietro della storia e sono orgoglioso di averne fatto parte, anche se solo per un anno.

Io sono arrivato a 18 anni, proveniente dal Marzotto di Valdagno, insieme a Barbieri e Vicari, grazie a un accordo tra il presidente e il prete. Molti altri giocatori citati non potevano più giocare nell’under del Montecchio e così arrivarono al San Pietro per creare questa nuova squadra.

Siamo stati una formazione dalla mentalità vincente. Non è un caso che già dal primo campionato fummo in testa alla classifica, dalla prima all’ultima giornata, perdendo poi il campionato contro la “Goliardica”, in finale. La gara fu disputata ai “Ferrovieri”, con l’espulsione nel primo tempo di Colombara.

La partita memorabile, però, che ancora ricordo con piacere, si disputò al “federale”, al San Bortolo di Vicenza, sempre contro la “Goliardica”. Si trattava della gara di ritorno di campionato e noi vincemmo 3-4, con due mie reti e la seconda decisiva, su punizione dai 25 metri e da posizione angolata.

Voglio raccontare un aneddoto divertente su quel match: al rientro negli spogliatoi col punteggio di 1-1, mister Mora, preso dalla concitazione tirò un ceffone a Colombara, il quale, lì per lì, non se ne rese conto. Alla fine della gara, durante i festeggiamenti, noi andammo a ricordaglielo. Conoscevamo già la sua reazione: partì come un toro impazzito, voleva vendicarsi dello schiaffo ricevuto; riuscimmo a fermarlo appena in tempo.

Di quella stagione, fui io il capocannoniere, con 18 gol. Fu la mia unica stagione nel grande San Pietro, perché insieme a mister Mora e a Vicari andammo al Montecchio.

All’epoca, prima della nascita del San Pietro, per noi ragazzi, non c’era la possibilità di giocare in una vera e propria squadra. Nel periodo estivo si poteva giocare nei tornei “dei Bar” o “dei Rioni” o magari a Natale nel cortile del ricreatorio. Lì dove svolgevano delle sfide epiche e se eri abbastanza bravo venivi selezionato da squadre come il Montecchio o, come è successo a me, dal Marzotto di Valdagno.

Il Gruppo Sportivo San Pietro è stato un luogo dove giocare a calcio per la maggior parte di quei ragazzi che non potevano giocare in altre società e un punto di riferimento, come lo è ancora ora, per molti ragazzi che sarebbero, altrimenti, in mezzo alla strada.

Non è un caso che il GS San Pietro sia ancora oggi la società con il maggior numero di tesserati. E’ un’associazione sana e con principi saldi.

Don Elio che adorava giocare con i ragazzi e anche alcuni dirigenti come “Segaura” sono stati l’anima del San Pietro. Anche all’epoca, il momento più bello, era quello del post partita, con “pan biscotto e vin” un modo. Un modo per stare ancora tutti insieme.

 

GIUSEPPE APOLLONI