fbpx Skip to main content

“Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.”

Con questi versi Umberto Saba in “Goal” coglie l’amarezza del portiere che subisce la rete.
Ma c’è un altro portiere che allo stesso tempo esulta in solitudine.

Infatti:
“La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte.”

Il ruolo del portiere è così. Un’altalena di emozioni da vivere quasi sempre in solitaria.  Non è da meno Samuel Meggiolaro che, anche se ha provato diversi ruoli, è sempre stato l’ultimo baluardo della porta neroverde.

Cosa ti piace e non ti piace di questo ruolo?
Si sa che il ruolo del portiere non è facile. Se è un attaccante a sbagliare un passaggio non succede nulla, mentre il portiere quando sbaglia al 99% si prende goal.
Ma proprio perché è difficile che rende bello questo ruolo. Mi piace pensare che il portiere deve metterci sempre quel qualcosa in più per “riparare” gli errori dei propri compagni. L’unica cosa brutta è che è un ruolo abbastanza solitario. Durante gli allenamenti effettuiamo esercizi, giustamente, diversi da quelli del resto della squadra.

Hai qualche obiettivo personale?
Non ho obiettivi impossibili, gioco in prima squadra da quattro anni e non ho mai vinto nulla. Sarebbe per me una soddisfazione enorme riuscire a vincere un campionato e salire di categoria.

Cosa mi dici del gruppo “San Pietro”?
Del gruppo GS c’è poco da dire. Siamo una famiglia. E dico “siamo” perché intendo anche il bambino che gioca a calcio per il primo anno.
Ho visto compagni piangere perché purtroppo per motivi extra calcistici hanno dovuto lasciare il San Pietro. Chi fortunatamente ha l’occasione di giocare a San Pietro ci lascia un pezzo di cuore.

Come mai si alternano prestazioni esaltanti ad altre deludenti?
Questo sto cercando di capirlo anch’io. Secondo me sbagliamo l’approccio alla partita.
Non è possibile che contro le big facciamo ottimi risultati, mentre con le ultime facciamo quasi fatica a portare a casa un pareggio.
Se si parte con l’idea di essere più forti si perde in partenza.

Per restare nel treno delle prime cosa bisogna migliorare?
Pe restare attaccati al treno non bisogna sbagliare più niente. Da qua fino all’ultima partita dovremo giocare come fosse ogni domenica un finale di Champions.