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Ruolo complicato e affascinante quello del portiere. Ad ergersi come ultimo baluardo della difesa neroverde è Samuel Meggiolaro.
Il portiere classe 1996 già da qualche stagione difende con ottimi risultati i pali della porta del San Pietro. Già dotato di suo, Samuel è cresciuto molto negli anni ed interpreta il suo ruolo con intelligenza.

 

Samuel, partiamo dall’inizio. Quali sono i tuoi primi ricordi legati al calcio?
I primi ricordi che mi vengono in mente, se penso al calcio, sono sicuramente quelli legati all’età di sei anni quando andavo mi allenavo con i pulcini del GS. San Pietro. Mi ricordo ancora l’allenamento al campo del ricreatorio sotto la cura del mister Andrea Tommasi.

 

Ti è sempre piaciuto il calcio?
La passione del calcio si è sempre respirata a casa mia. Fin da piccolino giocavo con il pallone in giardino di casa con i miei cugini.

 

Ci sono stati momenti in cui hai pensato di mollare di giocare a calcio?
No, non ho mai pensato: “Bene, ora smetto”. C’è stato solo un periodo, nei primi anni in prima squadra, durante il quale facevo fatica ad essere all’altezza del ruolo che avevo e un po’ mi era passata la voglia. In quell’occasione ho stretto i denti ho cominciato a lavorare duro e son riuscito a togliermi qualche soddisfazione. Ora non vedo l’ora di tornare ogni domenica in campo

 

Perché hai scelto di fare il portiere?
Si sa che il ruolo del portiere non e facile, perché a differenza di un attaccante, per esempio, che anche se sbaglia un passaggio non succede nulla, il portiere quando sbaglia, al 99% l’avversario segna. E’ proprio questo che rende ai miei occhi interessante questo ruolo: è difficile e di grande responsabilità. Mi piace pensare che il portiere è quello che deve metterci sempre quel qualcosa in più per “riparare” agli errori dei propri compagni.

 

Samuel, perché il GS S.Pietro?
Il GS è sempre stato di casa. Da piccolino vedevo tornare a casa i miei cugini più grandi con la tuta dai colori nero-verdi e non vedevo l’ora di indossarla anch’io.
Ora il nero e verde sono i colori della mia seconda grande famiglia.

 

Quali sono i momenti migliori della tua esperienza al GS S.Pietro?
Sicuramente le esperienze più belle, fino ad ora, sono due:
L’annata durante la quale ho giocato con gli allievi regionali che mi è servita per crescere tanto a livello calcistico. E poi, con la prima squadra, la salvezza guadagnata ai play out contro la squadra A.S.D. Alte in casa sua. Che festa ragazzi, che gioia.

 

Hai due aggettivi per descrivere la tua personalità?
Non saprei come descrivermi. Tutti dicono che i portieri siano pazzi e penso abbiano ragione. Ahahaha

 

Un moto personale che ti accompagna in campo e fuori?
Il motto è sempre e solo uno: “Orgoglioso e fiero di giocare a San Piero”